SANT'AGATA DI PUGLIA, chiamata Artemisium dagli antichi romani in onore della Dea Artemide, è situata su uno dei monti del Sub-Appennino Dauno Meridionale, a 800 metri sul livello del mare. Facilmente riconoscibile da lontano per via della sua particolare caratteristica forma, datagli dall'insieme di piccole case, che dalla base del paese si addossano tra loro, fino a restringersi verso la vetta dove è situato l'imponente castello, S. Agata ha il potere di incantare e richiamare gli automobilisti, che transitando sulla vicina autostrada vengono invitati a visitarla, per scoprire tra gli antichi vicoli e i silenzi di quelle pietre la storia che vi è passata. Quella storia fatta di saggezza popolare e antiche tradizioni, come antica e fiera è sempre stata la gente del luogo.
PERIODO NEOLITICO:
Il territorio circostante, l'altura sulla quale sorge SANT'AGATA DI PUGLIA, ha una storia ricca e remota che affonda le sue radici nelle civiltà più antiche. Studi archeologici, testimoniano che antichi popoli di epoca pre-romana si insediarono in una località ben precisa del territorio santagatese detta "Borgineto". I reperti archeologici, per la maggior parte si tratta di frammenti vascolari, che sono stati ritrovati risalgono a due diverse epoche, una parte di essi si far risalire al periodo compreso tra la fine del VII e il VI millennio a.C. dell'età neolitica, altri frammenti testimoniano la presenza di un altro gruppo etnico insidiatosi tra il XIV e il XIII secolo a.C. corrispondente all'età del Bronzo.
PERIODO ROMANO:
Il territorio Santagatese data la sua posizione strategica di confine era attraversato da un'ampia viabilità romana. Le prime strade a sede fissa sarebbero state costruite nel II millennio a.C. da Semirande, regina degli Assiri e dei Babilonesi, anche se gli Etruschi non riuscirono a creare una solida pavimentazione come fecero invece i Romani, che rimasero i più grandi costruttori di strade dell'antichità. Le strade che attraversavano il territorio santagatese erano: LA VIA MINUCCIA; LA GRANDE VIA AGRICOLA; LA VIA HERCULEA. La via più importante è stata la VIA ORAZIANA che collegava Benevento a Brindisi. La testimonianza tangibile della viabilità romana nel territorio santagatese è il Ponte Romano di Palino.
Di tale periodo è notevole la presenza di monumenti funerari tipici delle sepolture che vanno dal I sec. a.C. al II sec. d.C., importate dai romani dalle aree dell'Africa meridionale. Tutti i reperti consistono in un blocco unico di pietra locale e riportano un testo epigrafico.
PERIODO LONGOBARDO:
La storia del Castello di Sant'Agata, per lo più riflette anche quella del paese. Questo castello nel periodo romano era denominato Artemisium, per il fatto che in vetta al monte vi fosse un tempio pagano, con l'avvento del Cristianesimo nel 592, ad opera di Papa Gregorio Magno, furono trasportate le reliquie della Martire Sant'Agata da Catania a Roma, così in onore della Santa, l'Artemisium fu battezzato Sant'Agata. La Rocca di Sant'Agata ha ricoperto nel Medioevo l'importantissima funzione di provincia o distretto militare - amministrativo, avendo il comando di una circoscrizione costituita da un determinato numero di paesi. Questo distretto con i Longobardi era denominato "Gastaldato", al comando di questo vi era il Gastaldo, che nell'anno 997 risulta essere il Principe Marino. Durante la dominazione Longobarda Sant'Agata fu l'ultimo avamposto del Ducato di Benevento. Verso l'anno Mille ne erano padroni Landolfo e Pandolfo, principi beneventani. La tradizione orale santagatese ha tramandato la leggenda del valoroso condottiero Capitano Agatone.
PERIODO NORMANNO:
Nella seconda metà dell'anno Mille la Rocca era in mano ai Normanni. Abagelardo, nipote del Duca Roberto il Guiscardo, con suo cognato Gradelone, tentò di sollevare contro il Duca molte città della Puglia e in questa azione si fortificò in Rocca Sant'Agata. Roberto il Guiscardo per porre fine a questa insurrezione mosse alla cattura di Abagelardo assediando la Rocca che si arrese nel 1079. Nel 1086 era padrone della Rocca il Duca Ruggiero d'Altavilla figlio di Roberto il Guiscardo al quale seguirono i consanguinei Brittone, Rainolfo, suo figlio Ioele e Riccardo figlio di quest'ultimo, i quali saranno padroni della Rocca fino al 1133, anno in cui il Re normanno Ruggiero II - primo Re di Sicilia che governava su tutto il regno dell'Italia meridionale - come ci ha tramandato un cronista dell'epoca: "volle e ricevette da Riccardo, la fortezza di Sant'Agata, per il fatto che, posto su inaccessibile monte, dominava quasi tutta la Puglia, che egli di là poteva difendere in grandissima parte". Nel periodo della dominazione normanna, la provincia militare era denominata "Comestabulia" ed a capo vi era il Contestabile. Dal 1150 e probabilmente fino al 1163 fu Contestabile Garmondo. in questo periodo gli ufficiali che presidiavano il comando militare del castello erano 33. Nel 1153 risulta "magister castelli sanctae agathes " Guglielmo De Marri, accanto al quale vi sono i milites con il catapano Pietro Maledetto prima e Gualeramo poi. Risultano poi Contestabili Leadasio e Carlo De Anzano. Quest'ultimo era al servizio di Ruggiero Conte di Andria, il quale parteggiava per Costanza d'Altavilla e cospirò contro Tancredi sollevando le città di Puglia, conquistando Corneto, fortificando Sant'Agata e ritirandosi in Ascoli ove trovò la morte nel 1170. Dopo Ruggiero fu padrone di Sant'Agata il figlio Roberto il Calagio che subì la sconfitta da parte di Tancredi al quale dovette arrendersi dopo tre anni,quella fu l'unica volta che Sant'Agata venne presa con la forza delle armi. Il Castello, oltre che presidio reale, fu anche buon rifugio e come tale fu usato dal Conte Diopoldo, Duca di Spoleto, (tutore del piccolo Federico II, il futuro imperatore), il quale rifugiatosi nella Rocca per sfuggire a Gualtieri di Brienne, fu fatto prigioniero dal castellano che lo liberò dietro il pagamento di una forte somma.
PERIODO SVEVO:
Durante la dominazione Sveva, la provincia militare di Sant'Agata era denominata "Castellania". L'Imperatore Federico II emanò due mandati con i quali obbligava tutti i paesi appartenenti alla Castellania di Rocca Sant'Agata a riparare il castello. Il primo mandato del 1239 così recita: "E' stato assodato, tramite un'inchiesta che è stata eseguita, che i seguenti paesi del Giustizierato della Terra Beneventana, sono tenuti e debbono riparare il castello di Rocca Sant'Agata in Capitanata, cioè gli uomini di Gesualdo, di Frigento, di Mirabella , Paternopoli, S. Mango, Trevico, Vallata, Flumeri, Villanova del Battista, Zungoli, Bisaccia, Lacedonia, Rocchetta, Monteverde, Aquilonia, Morra, Castelbaronia, Savignano e Greci". Se nella prima inchiesta i paesi appartengono al Giustizierato della Terra Beneventana, nella seconda si apprende che il distretto si allarga e comprende anche alcuni paesi della Capitanata, infatti i capitoli del secondo mandato, del 1250, sono due: par.89 - "Il Castello di Sant'Agata può essere riparato dagli uomini dello stesso paese con il Casale di S. Antuono, Ascoli, Candela, S. Stefano in Iuncarico e S. Pietro in Olivola, le quali terre debbono anche prestare una determinata obbligazione ogni anno nel predetto castello.par.90 - "Il Castello di Rocca Sant'Agata deve essere riparato dagli uomini di Gesualdo, Frigento, Mirabella, Paternopoli, S. Mango, Trevico, Vallata, Flumeri, Villanova del Battista, Zungoli, Bisaccia, Lacedonia, Rocchetta S. Antonio, Monteverde, Aquilonia, Morra, Castelbaronia, Savignano e Greci e dagli uomini di Rocca Sant'Agata". Con Federico II si ha modo di comprendere la vera importanza che ha ricoperto il Castello. Infatti il 5 ottobre del 1239 l'imperatore trovandosi a Milano, tramite il suo segretario Pier delle Vigne, inviò ai provvisori regionali dei suoi castelli privati un mandato. Si tratta in breve di questo: i provvisori avevano pieni poteri di sostituire con nuovi castellani, quelli che dalle loro improvvise ispezioni risultassero o poco fedeli o poco solleciti nei loro doveri di cura dei castelli. Secondo questo mandato per una quarantina di castelli - su 242 - l'Imperatore aveva deciso di provvedervi di persona nella scelta e nella nomina dei castellani. Si tratta dei cosiddetti "castra exempta", castelli eccettuati,di primaria importanza, sia come fortezza del Regno, sia come dimore residenziali preferite dall'Imperatore. In Capitanata i castelli preferiti erano soltanto due: quello di Rocca Sant'Agata e quello di Monte Sant'Angelo.
PERIODO ANGIOINO:
Alla dominazione Sveva succedette quella Angioina, durante la quale il nostro Castello conserva ancora la sua funzione di provincia militare - amministrativa. Ancora una volta, in seguito alle continue guerre, la Rocca deve essere riparata ed il re Carlo I d'Angiò provvede a far realizzare i lavori di riparazione tramite il Giustiziere di Capitanata. La documentazione va dal 1274 al 1279 ed il mandato Reale del 1279 riporta il lungo elenco dei paesi obbligati alla riparazione, il quale corrisponde a quello già stabilito da Federico II. Il Re aveva una sua abitazione privata nel Castello e nel 1269-70 aveva fatto ornare la Cappella interna dedicata S. Agata, e vi aveva fatto collocare tre artistiche lonze, oggi inesistenti. A Carlo I succede suo figlio Re Carlo II. Nel 1294 il Castello è ancora regio e ne è Signore Goffredo de Jonville; nel 1296 Carlo II d'Angiò ordina "alle terre" del fu Goffredo di obbedire a suo fratello Giovanni. Nel 1304 era Signora di Sant'Agata Filippa Belmonte. Nel 1396 nel Castello si svolse un avvenimento di particolare importanza. Il Viceré vi convocò un parlamento per il bene pubblico al quale parteciparono tutti i baroni che avevano seguito la fazione angioina e, seguendo l'esempio di Napoli che aveva creato gli Otto del Buono Stato della città, furono eletti in quel parlamento sei deputati per il Buono Stato del Regno. Il 10 giugno del 1419 la Regina Giovanna II d'Angiò diede per la Castellania di Sant'Agata 100 ducati al grande Camerario del Regno di Sicilia Pandolfello Piscopo, quindi a quella data il Castello risulta essere ancora regio. Il territorio di Sant'Agata era stato infeudato agli Jonville, dai quali, non si sa come, passò ad Andreis de Perretto, la cui vedova, contessa di Troia, lo trasmise a Francesco Orsini, che ella sposò in seconde nozze. Dopo la morte del re angioino Roberto, Carlo Artus era Conte di Sant'Agata. Dopo l'eccidio della Casa Artus la Contea passò a Bartolomeo Tomacelli. Il regno angioino durò 172 anni al quale seguì il regno aragonese. Sotto Alfonso d'Aragona il Castello è in potere della Casa Orsini che possedette l'alta Signoria di Sant'Agata per anni. Nel 1557 il Castello è ancora coinvolto in azioni belliche, per volontà del Duca d'Alba, Viceré di Napoli, il quale supponendo che un esercito potesse invadere il regno, ordina a D. Garcia di Toledo di fortificare, oltre Venosa ed Ariano, anche Sant'Agata. Con gli Orsini il Castello subì le prime modifiche divenendo residenza ducale, poi con i Loffredo perdette man mano le sue antiche strutture e divenne residenza marchesale. I Loffredo, "famiglia ricca di sangue, di antenati e di pubblici uffici", entrarono nelle pertinenze di Sant'Agata sin dal 1526 quando Cicco Loffredo, Marchese di Trevico e di altri territori, ebbe in enfiteusi il distrutto casale di San Pietro in Olivola con tutto il territorio. Poi acquisirono anche il Casale di S. Maria d'Olivola. Così, con la loro politica di espansione, miravano a divenire Signori di Sant'Agata e vi riuscirono. Infatti nel 1576 D. Carlo Loffredo comprò dagli Orsini per 36.000 ducati la Signoria di Sant'Agata. Questa famiglia si distinse per le opere pie e religiose, tra l'altro si adoperò per l'edificazione del CONVENTO di SAN CARLO dell'Ordine Francescano dei Riformati. Nel 1613 l'Testimonianze o era già compiuto. Nel Convento nell'anno 1664 fu istituito un lanificio per i frati della Provincia e una scuola di filosofia e teologia. Fu abbattuto negli anni '60 per realizzare l'attuale campo sportivo. Il marchesato Loffredo durò circa tre secoli fino alla metà dell'800. Tutta l'eredità passò al Marchese di Monteforte Francesco di S. Felice il quale sposò l'ultima erede Maria Luisa che morì nel 1853. L'amministrazione del Marchese passò nel palazzo De Caprio, e il Castello fino al 1840 fu abitato provvisoriamente da famiglie di passaggio e in seguito fu abbandonato. Nel 1865 fu censito alla famiglia Del Buono. Nell'agosto dell'anno 2000, l'Amministrazione Comunale guidata dal Sindaco dott. Vito Nicola Cristiano, acquista per L. 1.600.000.000 il Castello di Sant'Agata di Puglia, facendolo diventare bene culturale pubblico.