Associazione Pro Loco "Pierino Donofrio"
Sant'Agata di Puglia (FG)
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Storia - Arte - Cultura - Cosa visitare

IL CASTELLO: è situato a quota 795 mt. sul livello del mare a pianta rettangolare. Il fabbricato insiste su un'area di 1500 mq circa di cui 566 di superficie libera del cortile e di mq 930 circa di area coperta. Fra il castello e la cinta esterna (in gran parte distrutta, con le quattro restanti torri, due prismatiche e due troncoconiche anch'esse in condizioni precarie) vi sono due aree piane: una sull'ingresso, di mq 1750, e l'altra a nord ovest, di mq 800. Per sistemare l'intera opera, castello e cinta, fu necessario spianare il cocuzzolo del monte per una superficie di oltre 4000 mq.Tutta la costruzione va a collocarsi in vari periodi: romano, quando l'originario insediamento era chiamato ARTEMISIUM ; longobardo, quando lo stesso assunse il nome di S.AGATA, esteso poi al paese; normanno , con l'Impero di Federico II ; Svevo - Angioino, quando la Rocca divenne reggia. Il castello, anticamente ROCCA,  nasceva insieme al Ponte Romano sul Calaggio e della  guarnigione romana ora Sant'Antuono. La Rocca fu edificata  a guardia delle Puglie. Dopo il breve potere degli Orsini, il castello fu per lungo tempo dimora dei Marchesi Loffredo, i quali apportarono varie modifiche interne ed esterne, sistemarono l'attuale cappella e destinarono a teatro una grande sala. Trascurato dagli eredi Loffredo, il castello fu abitato in fitto da alcune famiglie del paese, fino a quando, nel 1865 esso fu censito a Don Francesco del Buono. Oggi il Castello acquistato dal Comune di S. Agata di Puglia,è diventato bene culturale pubblico.

CHIESA SAN NICOLA: La Chiesa San Nicola, posizionata sul lato nord est del paese, inse­rita nella cinta muraria urbana2 alla parte esterna della Piazza Vecchia tra il Castello e il Perillo. è di impianto normanno e in questo periodo risulta documentata tre volte: nel 1162 1174 e 1187. Nel 1500 fu riedìficata ampliando e ricostruendo quella preesistente. Fu consacrata da Mons. Angelo Ceraso il 17 Maggio del 1694. Danneggiata dal terremoto del 1930 venne ancora una volta riparata. La Chiesa perciò ha subito nel corso dei secoli numerosi interventi di riadattamenti e restauri. Nonostante ciò ha cònservato a grandi linee l'impianto originale: pianta a croce latina a tre navate. La superficie totale è pari a circa 1490,38 metri quadrati . Nell'innesto del presbiterio con il transetto svetta la cupola. La Chiesa è dotata di Cripta, collocata al di sotto del presbiterio, (caratteristica questa, tipica dell'architettura romanica), che per questo risulta sopraelevato rispetto alla restante parte della Chiesa. Nella Cripta aveva sede la confraternita del Rosario dal 1638. 1 confratelli vi accedevano dal lato posteriore (Perillo). Tale confraternita in seguito si fuse con quella della Buona Morte. Sia le pareti che la volta della Cripta sono affrescate ad encausto; gli affreschi rappresentano la Passione di Cristo. Sono presenti due altari. Nel 1642 furono costruite le Cappelle del S.S. Rosario (navata de­stra) e del SS. Sacramento (navata sinistra); le balustre in pietra rosa del Calagio furono realizzate rispettivamente nel 1,732 e 1798 mentre quella dell'altare maggiore nel 1797. Verso il 1654 fu realizzato il prolungamento del braccio sinistro per collocarvi la Cappella dei tre titolari delle Parrocchie (TRITTICO). Nel 1727 fu rifatto il pavimento in ceramica.All'inizio del secolo XIX fu realizzato in pietra rosa, il portale dell'ingresso centrale, opera del maestro scalpellino santagatese Mansueto Anzano. Verso il 18202 a destra della Cappella dei titola­rì,, fu aggiunta un'altra fabbrica per collocarvi il quadro della Ma­donna degli Angeli con le statue di S.Agata e S.Lucia, provenienti.dalla Chiesa del Castello. La Chiesa era dotata di ricchissìmi arredi che furono portati via dai francesi nel 1799. L'interno è decorato con motivi barocchi dell'ottocento. Nel 1901 fu realizzato l'attuale pavimento. Nel 1976 furono avviati i lavori di restauro all'interno della Chiesa (escluso la Cripta ) e sulla facciata principale, svolti dal restaurato­re Michele Riontino da Foggia, con la direzione dei lavori dell'Ar­chitetto Gino Marchitelli. La facciata principale esterna, monocuspidata, è rivestita in pietra di Trani posta in opera a conci con lavorazione rustica, qui vi sono due ingressi: quello prìncipale, che si affaccia su un antico lastrica­to. e quello secondario. Alla Chiesa è affiancato sul lato destro il campanile, che sostituì quello precedente che era addossato alla facciata della Chiesa. Il campanile progettato da Ferrante Volpe, venne realizzato nella parte strutturale dal muratore Donato Fre­della e nel paramento esterno dal mastro Federico Castelluccio di Monteleone. che utìlizzò la pietra di Panni. Il campanile fu ultìmato nel 1902. La torre campanaria a base qua­drata. è decorata a bugnato fino al punto in cui si aprono le luci, di cui ne presenta otto. La copertura è a forma piramidale. Nella Chiesa sì trovano l'archivio parrocchiale e l'archivio delle confraternite. La Chiesa San Nicola da Myra riveste in S.Agata di Puglia il ruolo di Chiesa Madre.

CHIESA SAN MICHELE ARCANGELO: La Chiesa sorse certamente dopo quella di S.Andrea, nel secolo VII, al tempo dei Longobardi, padroni di S.Agata di Puglia. Sita ad ovest del paese, era inserita nella cinta muraria urbana. Il primo intervento di ricostruzione documentato è del 1163, per opera dell'Arciprete Roberto, che per tale lavoro vendette un terre­no per 6 ducati. Nel 1410 per il graduale cedimento delle fondazioni fu rialzata di quota. Fu così che tra il vecchìo piano di calpestio e quello nuovo si dette posto a un Cimìtero. Nel 1537 fu rifatta la facciata. che crollò nel 1909 e fu poi rico­struita nel 1914. Dopo fl terremoto del 1930 la Chiesa fu costruita ex novo (anno 1938). Durante l'opera di scavo, per raggiungere un buon piano di posa per le fondazioni in cemento armato, vennero alla luce e furono dispersi i resti di quelle che erano state le due Chiese del periodo dei Longobardi e di quello dei Normanni, (vedi scheda allegata). La Cappella dì S.Biagio collocata nella Chiesa di S.Mi­chele Arcangelo, è probabilmente ciò che rimane dell'antica Chiesa. Essa è attestata dall'anno 1100 da Placido Lugano. La Chiesa di S.Michele Arcangelo denominata localmente S.Angelo, ha una pianta poligonale a tre navate. Due sono gli ingressi (principale e secondario) che si affacciano su Via S.Angelo. La facciata principale è a capanna con rosone. Nel frontone spicca a basso rilievo una raffigurazione di due angeli che reggono uno scudo adagiato su due spade incrociate. Nella lunetta dell'arco dell'ingresso prìncipale vi è un bassorilievo rappresentante due angeli in adorazione del SS. Sacramento. All'interno le navate sono delimitate da colonne lisce. il soffitto è a cassettoni ìn latero-cemento; la copertura è a doppìa falda con manto a coppi. Le strutture verticali sono in blocchi di pìetra squa­drati. 1 pavimenti presentano mosaici. Il campanile è a pianta quadrata a tre ordinì e ha 24 luci. La co­pertura è a terrazzo. Il terzo ordine è stato realizzato negli anni '70. Nel primo ordine le luci sono costituite da bifore, nel secondo da trifore. L'area dell'interno del fabbricato si aggira intorno ai 1026,50 mq circa. La Chiesa di S.Michele Arcangelo ha 1 ospìtato l'antica confraternita del SS. Sacramento e quella dì S.Michele istituita nel 1878.

CHIESA SANT'ANDREA: Edificata sul lato ovest del paese, è la Chiesa più vicìna alla vetta del monte e al Castello. Era inserita nel sistema difensivo murale urbano. La Chiesa di S.Andrea ubicata in Via Portella S.Andrea è ritenuta la più antica di S.Agata di Puglia. Sorse infatti intorno al secolo XVII. Sul frontone d'ingresso vi era la data 1537. Nel 1542 la Chiesa fu ricostruita a una quota più alta rispetto a quella preesistente in seguito a uno slittamento del terreno. Nel 1698 fu consacrata. Oggi essa è la terza parrocchia del paese dopo quella di S.Nicola e dì S.Michele Arcangelo. La costruzione. che ha una pianta poligonale, presenta due navate: centrale e quella di sinistra, realizzata nel 1872. Presenta volte a botte lunettate. Ha la facciata principale a capanna, è dotata di abside circolare ubicata alle spalle dell'altare maggiore nella navata centrale (su cui è stata addossata una costruzione), e possiede una torre campanaria, inserita nel prospetto della facciata principale. Il tipo di fabbrica è composto da pietrame misto e conci di pietra irre­golari. La torre campanaria è a due ordini e a tre luci. E' realizzata con fabbrica di pietrame misto. In seguito a interventì eseguiti dopo lo smottamento del terreno si è dovuto tamponare la prima luce del campanile che con fi suo volume, invade la maestosità della facciata principale soprattutto verso il lato sinistro. Comunque la torre campanaria per le caratteristiche architettoniche può essere datata all'epoca normanna. La costruzìone copre un'area pari a 729,13 metri quadrati circa. Nel 1945 fu dipinta a tempera la volta della navata centrale dal pittore Enzo Liberti. Oltre alle attuali opere d'arte, nella navata centrale della Chiesa erano collocati due dipinti, di cui quello al lato destro presentava la seguente raffigurazione la Madonna con il Bambino (con due Angelì che reggono la Corona. Dalla predella emergono gli Apostoli S.Andrea e S.Pietro). Al lato sinistro. collocato di fronte all'altro: raffigurava la Madonna del Carmine.

PONTE ROMANO: Ponte a tre luci detto anche Ponte romano o oraziano, costruito per superare il fiume Calaggio. Centro di convergenza e di diramazione di strade per Eclano, Benevento, Equo Tutico, Ordona e Venosa, il Ponte romano di Palino costituì un punto di passaggio che metteva in comunicazione l'Irpinia, la Lucania e la Daunia. Fu quindi passaggio obbligato di varie strade tra cui la famosa via di Orazio, l'Herdonia e l'Herculea. Il Ponte romano, di epoca repubblicana, non ha più la funzione cui fu destinato avendo il Calaggio deviato il suo letto. Malgrado siano state apposte, a suo tempo, delle robuste catene di ferro sugli estradossi delle arcate, il bello e pregevole ponte e' notevolmente dissestato.

ANTICO FRANTOIO: L'antico frantoio, di proprietà della famiglia Nova, ha origini molto lontane. Viene fatto costruire intorno al 1500 dalla stessa famiglia, in quanto proprietari di molti ettari di oliveti, all'interno di una grotta appositamente scavata per contenerlo. Inizialmente, il frantoio era composto da una macina in pietra locale mossa da un asino o da un mulo, e da due presse in legno locale mosse manualmente attraverso l'uso di un monaco (asse in legno a forma di cilindrica mosso da quattro uomini), il quale attraverso una corda robustissima era collegato ad un asse in ferro che permetteva di far girare le presse che a loro volta schiacciavano i sacchi di tela contenenti le olive macinate e provocando, così, la fuoriuscita dell'olio. Con il passare degli anni il frantoio venne utilizzato anche ad uso pubblico e quindi si rese necessario installare altre due presse per potenziare la quantità di olive da macinare. L'antico frantoio è rimasto in attivo fino al 1927. Unico del suo genere in S. Agata di Puglia, è ancora oggi perfettamente funzionante.La Pro Loco di S. Agata di Puglia, nel 1993, lo ha reso agibile e visitabile.Dal 1993, grazie alla disponibilità della Famiglia Nova, il frantoio è stato più volte aperto al pubblico. Interessante testimonianza di un'epoca in cui le macchine ancora non sostituivano il lavoro dell'uomo, questo antico frantoio santagatese certamente rappresenta una ideale finestra che affaccia su un mondo scomparso, fatto di essenziale bellezza, la cui semplicità porta alla mente frammenti di vita, di quella civiltà contadina le cui tracce sono palpabili in ogni angolo, su ogni pietra.

SANTA MARIA D'OLIVOLA: Il Convento di Santa Maria d'Olivola con le Chiese di S. Maria e S. Nicola ed il casale apparteneva ai Benedettini Camaldolesi di S. Lorenzo d'Aversa ed il casale era abitato come un piccolo comunello nell'anno mille. Nel secolo XIV la popolazione poteva contarsi sui mille abitanti. Ma già nel secolo   XIII le case erano rovinate, le chiese malcurate e gli abati iniziavano a venire meno al loro impegno nella cura delle anime. Così gli abitanti si ritirarono nelle località vicine e i più si ritirarono in Sant'Agata. Fu questo l'inizio del lento abbandono del casale che nel 1574 fu ceduto dai monaci al Marchese Ferrante Loffredo per 100 ducati all'anno, quando ormai era in completo stato di abbandono. A testimonianza dell'esistenza della Chiesa di S. Maria vi è una campana del 1300, ora depositata nel Museo Civico.

SAN PIETRO D'OLIVOLA: In vicinanza di Santa Maria d'Olivola vi era un altro insediamento dei Benedettini dipendente da Cava dei Tirreni, che con il convento, la chiesa e il casale costitutiva il Priorato di San Pietro in Olivola . Questo insediamento già esisteva verso la metà del sec. X ed aveva un clero proprio sottoposto al Vescovo di Bovino. Le vicende di San Pietro come quelle della piccola "villa" circostante, seguono quasi sempre quelle di Sant'Agata, e vi sono molti documenti normanni e svevi, per la maggior parte compilati nel Castello, quali testimoniano i buoni rapporti che vi erano fra i Signori della Rocca ed i monaci, ai quali venivano fatte molte donazioni. Racconta lo storico locale Don Lorenzo Agnelli, nella sua "Cronaca di Sant'Agata di Puglia" del 1902, che il Monastero aveva la forma e l'uso di quei vecchi edifici badiali che servivano ad un tempo ad abitazioni claustrali e a castelletto di baronia con torricelle, merletti, guardiole e feritoie.Dai citati documenti si apprende che i monaci ricevevano molte donazioni da parte dei signori della Rocca consistenti in terreni, oliveti, animali ecc.; una donazione da notare è quella fatta dal Contestabile Carlo De Anzano nel 1188 nella quale dona anche il figlio Riccardo. Donazioni venivano fatte anche da parte di gente di modeste condizioni sociali tutte "pro salutate animae". Come il Convento di Santa Maria anche San Pietro fu ceduto in fitto ai Loffredo nel 1526. Oggi dell'antico insediamento sono rimaste alcune vestigia tutelate dal Ministero dei Beni Culturali.

SANT'ANTUONO: Fu una stazione militare e una fermata di commercio nel periodo romano. Nel medioevo divenne un Monastero. La tradizione vuole che fosse l'ordine dei Benedettini di San Pietro d'Olivola; invece l'altra lo fa appartenere all'Ordine Teutonico degli Spedalieri che aveva come patrono Sant'Antuono Abate. Nel medioevo era diffuso nelle Puglie il fuoco sacro, una specie di lebbra benigna che, dai  frati Spedalieri, veniva curata col grasso non salato del porco; e per questo che Sant'Antuono viene dipinto col porcellino ai piedi. Quindi il Convento era ospedale per malati, rifugio per i viandanti, e luogo di cura per i soldati al ritorno dalle Crociate. Nel 1558 il cortile del convento fu ampliato; sorsero altri fabbricati; Sant'Antuono divenne Dogana Regia (quindi fermata obbligatoria per i commercianti). Oltre alla dogana vi erano anche delle taverna. Attualmente il vasto complesso (m. 65x85), di forma quadrangolare, presenta resti di numerosi ambienti di varia dimensione. Interessante la presenza di pilastri tondi e quadrangolari, alcuni rimasti isolati altri portanti ancora. In un'ala del complesso vi è una chiesetta costruita nel 1867 per collocarvi la statua di Sant'Antuono e il Crocifisso.

SAN PIETRO URSITANO: Il Priorato di San Pietro Orsitano fu posseduto dai Verginiani, monaci dell'Ordine Benedettino, che si stanziarono senza difficoltà nel territorio quando i Signori di Sant'Agata erano i normanni Brittone. Secondo l'Agnelli fu proprio Ioele, figlio di Rainolfo Brittone, Signore di Sant'Agata fino al 1121, a chiedere a San Guglielmo di Vercelli di fondare nel suo territorio un monastero di Verginiani. Così nacque il Monastero di San Pietro Orsitano con la chiesa e il casale. Intorno all'abate, vero e proprio feudatario, prese vita il casale, un comunello rurale, con case, mulini, terre colte e incolte. In tutti quegli anni di guerriglia e rappresaglie, mentre, la Rocca, ambita per la sua naturale posizione strategica, viveva il periodo più intenso della sua storia, la comunità rurale viveva protetta e sicura. Molte donazioni, esenzioni privilegi furono concessi al Benedettini Verginiani. Le donazioni non venivano solo da parte dei signori della Rocca, ma anche da persone pie e devote. Cosi il Priorato sopravvisse molti secoli, anche per la ottima organizzazione dei monaci che seppero tenerlo in vita. Una volta iniziato il declino di San Pietro Orsitano i monaci costruirono il monastero di S. Maria delle  Grazie in paese. Il Monastero viene definito Abbazia dal Papa Paolo V, il 19 maggio del 1611. Detto Monastero, sviluppatosi intorno ad una grotta preesistente, una volta soppresso il Priorato nel 1807, ha avuto varie destinazioni: già liceo - ginnasio, ospedale, carcere e pretura, oggi ospita un albergo ristorante. La chiesa di Santa Maria delle Grazie è ancora aperta al culto e del vecchio Monastero, oltre alla struttura, rimane il chiostro quadrangolare con la cisterna.

 

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